Passa ai contenuti principali

Maestrale

La quiete interrotta dal maestrale: nubi di polvere, folate di vento, mareggiate. Prima del silenzio e di quel respiro lungo tra le case

di Bianca Mannu

Chiudeva gli occhi per cercare nella memoria spazi più aperti. Così si trovò a spazzare il cemento del cortile, secoli prima. Spazzava intorno al limone radicato nell'argilla deposta dalla morte non antica delle fiumare, la cui anima restava imprigionata tra le faglie sottostanti a scommettere sull'indecisione della verga dei rabdomanti. Ma l'arsura feroce imprimeva a quei loro bastoni spasmodiche vibrazioni.
Mai la liquida oscurità del sottosuolo aveva avuto così tante lune di luce. Mai, prima d'allora, il ritmo delle pompe aveva scandito il tempo della quiete notturna su quei tetti a terrazza. Solo il tempo della quiete aveva scandito se stesso: nel cristallo del cielo concavo e popolato di nitide stelle, nel ciangottio pacioso della pioggia, come un pianissimo sottofondo musicale. L'altro tempo era appartenuto e apparteneva al maestrale.
Per circa centoventi giorni all'anno signoreggiava rabbioso uscendo dalle gole, mugghiando intorno all'incompiutezza dei comignoli e ai primi incerti tralicci della TV. Mulinava nei vicoli avvolgendo il paese in una densa nube di polvere, foglie e cartacce, ricacciando nelle cucine il fumo dei camini, sbattendo e frustando ogni ostacolo. Si raccoglieva per il tempo d'un fiato nel canalone del fiume. Quindi nell'imboccare la via del mare s'azzuffava con due file di pioppi ciclopici, finché il più vecchio di essi schiantava sotto i fendenti, trascinando nella rovina il palo dell'elettricità.
Allora era subito più notte di tutte le notti di vento sopra i tremebondi barbagli degli stoppini ricuperati a tentoni per reggere lo scompiglio dell'anima ai lamenti ferrigni del ponte. Ma esso reggeva, tracotante, sfrangiando il parossismo delle sventagliate, prima che s'abbattessero sulle sabbie dell'estuario e rotolassero gemendo verso la negritudine del mare.
Tre, sei, nove giorni, in crescendo. Di colpo un silenzio d'apnea. Poi un respiro lungo e stanco. Infine il pulsare levigato e policromo del tempo rigenerato. Ecco la luna. Ma c'era? Boh. Insonne, lei usciva nel cortile, levando gli occhi al cielo d'un azzurro perlaceo e senza stelle. Al lume della luna adunava con la scopa il cuoiame del limone e le zagare primaticce, che il vento aveva cacciato negli angoli protetti. Li raccoglieva e riponeva dentro una busta per bruciarli, la sera dopo, nel camino.
Sostava, la scopa in mano, ad ascoltare i dialoghi dei cani, come spiriti resuscitati, vigili e canori, attorno al mondo dei dormienti. E, a tratti, ricominciava a raspare il cemento, tanto per fare. Perché la polvere se l'era rubata il vento, giusto ieri, insieme con l'anima del vecchio pioppo senza eredi. Dal cancelletto appena accostato s'intravedeva la strada. Per di lì pecore e buoi, uomini e cani erano passati al crepuscolo in un turbinio di polvere e di richiami. Adesso deserta e tutta d'argento nuovo, si offriva alla rugiada lunare.
Ella vi si affacciava e, fingendo di spazzare la soglia, guardava senza timore l'ombra più fonda delle sagome estatiche dei fabbricati e delle siepi nell'aria quasi tiepida e pacificata. Si sorprendeva a gustare una pienezza ignota e se ne sentiva corroborata. Allora. Fu così che, sostando sull'ansa di deprecati sgomenti, percepì nel sangue i fiotti d'un vigore nascosto. Era un rigoglio turgido che s'annunciava tenace. Ne avvertì le radici palpitare nel profondo dell'essere e capì d'avere risorse per lottare coi venti e contro gli spettri dei venti.
Rientrando in casa, l'odore del fumo di leccio e ginepro riconduceva al focolare deserto, le ultime braci morenti sotto la cenere. Le stanze? Una per una le rivisitava con una carezza benevola degli occhi sulla parvenza interrogativa delle cose. Ed ecco la stanza piccina: i muri rosa graffiti con la cannuccia della penna, un'ombra lunga di ciglia sul visetto rapito in un sonno ingrugnito.
Se i fantasmi del sogno l'avessero molestata, lei, sua madre, si sarebbe sdraiata al suo fianco. Il suo corpo, di poco più grande, si sarebbe però dispiegato in radura di erbe; e il suo calore si sarebbe fatto sole, contro ogni spettro. Si sentiva forte per l'immensità di quel potere. Con la bimba era facile, pensava. Ma con lui non le riusciva. Anzi lui contrastava l'ascendente maternamente consolatorio sulla piccola e su di sé, la trascinava dentro i suoi sogni torbidi e non se ne lasciava distogliere. E intanto che pensava, lei andava rassettando senza fretta, come chi ha da attendere a lungo e vi si assoggetta con pazienza e lucida ostinazione.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...