Passa ai contenuti principali

Quel che resta

di Marina Zinzani
(Tratto da “I racconti dell’acqua”)
(Commento di Angelo Perrone)

(ap) Perché finisce una storia? Recriminazioni, nostalgie, pensieri. Un percorso lungo che richiede tempo, fatica. Non sempre riesce, e allora il cuore rimane dilaniato, senza una via di uscita. Non basta nemmeno l’impegno quotidiano, per capire e trovare la forza di reagire.
Sono misteriose le risorse che possono aiutare a risollevarsi, fatichiamo a individuarle. A volte sono molto vicine, sono in noi stessi, tutto è così semplice: come l’acqua che dà nutrimento alla fragile piantina. E la fa rifiorire, se appassita. Basta solo saper riconoscere l’aiuto che possiamo riceverne, e lasciare che ci cambi la vita.
L’acqua è il tema ricorrente di questi Racconti. Elemento prezioso, simbolo di energia, di vitalità, del divenire stesso, attraversa la parola scritta come protagonista discreta e misteriosa di storie diverse. Ma che finiscono per dare rilievo proprio a lei, l’acqua, scoprendone le molteplici dimensioni di senso.

La casa vuota, ora che lui se ne era andato. Il cuore svuotato, ferito, vuoto come un vaso in cui un tempo c’era stata una pianta rigogliosa che aveva dato dei fiori in primavera ma anche in inverno, una pianta che non conosceva l’andamento delle stagioni, perché era sempre viva, e la sua linfa riscaldava la casa.
Vaso  vuoto, solo i resti di una pianta, foglie morte, come quelle di cui cantava Ives Montand, la casa vuota: lui se n’era andato.
Quante storie finiscono, anche dopo tanti anni più o meno sereni, venti, trenta, e finiscono dopo che si sono messi al mondo dei figli, fatti crescere, accompagnati anche fino all’università. Poi, un giorno, puff, finisce tutto. E lui se ne va. E resta solo la casa vuota, il cuore vuoto, vaso vuoto, foglie morte.
Lara se ne stava nel divano, di sera, da sola. Il figlio fuori, lui aveva la sua vita, era con gli amici e la sua ragazza. Forse era stanco anche lui di lei, di vedere la madre che recrimina, che torna sempre, incessantemente, sullo stesso argomento: “Tuo padre ci ha lasciati, un’altra più giovane doveva trovarsi tuo padre, dopo trent’anni di vita insieme”.
All’inizio chi assiste a questo dolore, una madre, un figlio, un’amica, gli amici del marito, sono presi dalla pena e dalla condivisione. “Non ti eri accorta di nulla? Ma le cose fra voi funzionavano? C’erano state delle crisi?”
Le domande servono ad indagare le origini del male, dell’evento che ha provocato tanto dolore. E’ come la diagnosi di una malattia improvvisa, misteriosa, in cui ognuno cerca di portare attraverso una possibile spiegazione un lenimento ad una ferita tanto profonda, ma c’è poco che le parole possano fare.
E’ così all’inizio, ma dura poco. Le persone, i confidenti, i soccorritori, si stancano molto presto di lacrime e di recriminazioni, hanno le loro vite, con altri problemi, e piano piano si allontanano. E’ così che finisce, il cuore vuoto, il vaso vuoto, le foglie morte di una pianta che riempiva la casa e dava ossigeno.
Il divano compagno e contenitore del suo corpo stanco, nelle sue sere solitarie, con il figlio anche lui stanco di una madre che non se ne faceva una ragione e che troppe volte aveva raccontato quanto erano felici prima che quella donna entrasse nella vita di suo padre: Lara guardava la televisione, e i suoi pensieri vagavano per boschi di notte, era un film inquietante quello che stava vedendo, una donna che era sparita in un bosco di notte, e anche lei sembrava essersi perduta, forse non sarebbe mai più uscita da quel bosco.
Poi, all’improvviso, aveva cambiato canale, e il suo sguardo si era soffermato su una donna che spiegava come era rinata, dopo essersi presa cura di un cane. Ricette per emergere da solitudini e depressioni, ma difficilmente avrebbero funzionato per lei.
Si alzò dal divano, e andò in cucina. Il cibo le era rimasto sullo stomaco, e decise di farsi un tè. Fu lì che vide una piantina che teneva in cucina, non l’aveva curata tanto ed era quasi morta. Prese il vasetto fra le mani, e per un attimo era come se ne sentisse la sua sete. “Perché non mi hai dato l’acqua? Perché vuoi farmi morire?”
Allora prese una bottiglietta, e ne versò un po’ nel vaso. Acqua, ecco, ora hai un po’ d’acqua. Questo le venne da pensare.
E non la mise più nell’angolo del mobile in cucina, ma al centro del salotto, su un tavolino di vetro, in modo che potesse avere di giorno maggiore luce possibile.
Tornò, con la tazza di tè caldo, nel divano, si accovacciò mettendosi un plaid sulle gambe. Il calore della tazza le scaldò le mani, e per un attimo pensò che aveva salvato appena in tempo la piantina. Ci voleva acqua, ci voleva sole.
E piano piano, guardando quella piantina, tornando ai ricordi felici di un’unione felice, sentì qualcosa di strano e si fece largo un pensiero, come se l’acqua avesse nutrito un po’ anche il suo cuore. Sentì che le restava qualcosa: suo figlio, e i giorni che aveva davanti.

Commenti

Post popolari in questo blog

Tajani e la Polizia “oppressa” dal PM: se la Legge diventa un ostacolo 🧭

(Introduzione ad a.p.). La proposta del ministro Antonio Tajani di "liberare" la Polizia Giudiziaria dal controllo del PM nasconde l'insidia dello smantellamento dei presidi costituzionali. L'articolo 109 della Costituzione (sulla dipendenza della Polizia dal pubblico ministero) non è un laccio burocratico, ma lo scudo che garantisce a ogni cittadino una giustizia indipendente dal potere politico. (a.p.) Le parole di Tajani: se la "liberazione" diventa sottomissione « La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri ». Questa frase, pronunciata dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani (La7, 25 gennaio 2026), apre uno scenario oltre la cronaca politica. Non siamo di fronte alla scelta di un lessico opinabile, ma a un impianto ideologico che sembra voler riscrivere i principi della nostra Costituzione. È una dichiarazione che, forse più di ogni altra, illumina il senso profondo della riform...

La guerra, lato oscuro dell’uomo: un’eredità di memoria e speranza 🌈

(Introduzione a Daniela Barone). Dai racconti di guerra dei genitori all'impegno civile tra i banchi di scuola. Un viaggio nella memoria familiare che attraversa l'orrore dei conflitti e il dovere della testimonianza, per approdare a una convinzione profonda: solo la cultura della riabilitazione e dell'inclusione può spezzare il ciclo della violenza. (Daniela Barone) ▪️ Tra Genova e i Nebrodi: la guerra come racconto familiare Fin da piccola amavo ascoltare le storie dei miei genitori sulla guerra. Ciò che mi piaceva di più era però la diatriba che ogni volta si innescava in modo quasi teatrale fra papà e la mamma.  « Genova fu colpita duramente dai bombardamenti, sai? Ancora adesso ricordo le sirene che ci svegliavano di notte. Che incubo! Scappavamo da casa con coperte e cuscini per raggiungere in fretta le gallerie-rifugio. » mi raccontava con enfasi.  « Eh, quante ne abbiamo passate » continuava la mamma lanciando occhiate provocatorie a papà.  Lui ogni volta l’interr...

L'attesa di Felice Casorati: il tempo sospeso e la speranza 🎨

(Introduzione a Marina Zinzani e ad a.p.). Il ciclo poetico di Marina Zinzani evoca la solitudine del nido vuoto e l'inquietudine di chi cerca un segno. Questa tensione tra il desiderio di pienezza e l'isolamento trova un riflesso pittorico intenso nell'opera di Felice Casorati, "L'Attesa" (1918). Il quadro, austero e metafisico, non dipinge solo uno stallo, ma la membrana sottile e vibrante che separa la paura dalla speranza. 📝 La casa vuota: tra nido svuotato e silenzio sacro (Marina Zinzani - POESIA) ▪️ Casa vuota, e attesa. Attesa di un figlio, cambiato dalla sua nuova vita, si è sposato. Io sono la madre, mi sento improvvisamente sola, la sindrome del nido vuoto, forse. Casa vuota e attesa. Attesa che lui torni, il suo cuore torni, il suo cuore è altrove, lo sento. Sento l’amarezza e l’inquietudine dei suoi silenzi, qui in casa. Casa vuota e attesa. Attesa di un segno, che Dio torni a parlarmi, io, con la mia tunica da prete, e il silenzio che è calato ...

L’algoritmo Guardasigilli: se la Giustizia rinuncia al giudizio ✨

(Introduzione ad a.p.). L’intelligenza artificiale in tribunale non è solo una sfida tecnologica, ma il sintomo di una pericolosa stanchezza democratica. Dietro il mito della "giustizia pronta all'uso" si cela la rinuncia al giudizio umano e la rimozione del concetto di Legge come limite invalicabile. Un’analisi critica su come la tecnocrazia stia tracimando nelle riforme moderne, trasformando il diritto in un algoritmo al servizio del potere. (a.p.)  Il miraggio della Giustizia digitale Negli ultimi anni l’idea che l’intelligenza artificiale possa contribuire in modo decisivo all’amministrazione della giustizia ha progressivamente abbandonato l’ambito della fantascienza per entrare nel discorso pubblico. Non parliamo più di scenari futuribili, ma di una realtà che si estende a macchia d'olio: sistemi di AI sono già utilizzati per il calcolo del rischio di recidiva, per l’allocazione delle risorse giudiziarie e per il supporto alle decisioni amministrative. Con l’avve...

Valentino, l'ultimo imperatore: il rosso, la seta e l'eredità della bellezza

(Introduzione a Marina Zinzani). Questo omaggio a Valentino Garavani non è solo una cronaca del lusso, ma un'analisi estetica sul senso profondo del "creare". L'autrice esplora il contrasto tra l'artigianalità lenta di un tempo, paragonabile alle belle arti, e la velocità spesso priva di anima della moda contemporanea. Attraverso il celebre "Rosso", il testo celebra la capacità di uno stilista di trasformare la stoffa in energia vitale e in uno strumento di riscoperta del sé. (Marina Zinzani) ▪️ Il tocco del genio e la ricerca della bellezza Una vita dedicata alla rappresentazione della bellezza. La recente scomparsa di Valentino ricorda il suo talento unico, il tocco particolare, fatto di leggerezza e ricerca, quel tocco che voleva rendere più belle le donne. Il suo mondo emerge anche nel film-documentario “Valentino: l’ultimo imperatore”, che mostra il dietro le quinte di una sfilata, la sua vita quotidiana, l’attenzione estrema ai dettagli. L’idea che...