Passa ai contenuti principali

Cacio e pepe

Un incontro, la sera a piazza del Campo a Siena: aprirsi di nuovo alla gioia

Racconto
di Paolo Brondi

Al crepuscolo, decisi di uscire dall’albergo e me ne andai a passeggiare fino a piazza del Campo. L’aria era fresca, ma assai piacevole e le luci di città, di giallo sfumati, creavano una atmosfera fiabesca. Ad un tratto sentii invocarmi “Marco, Marco!?”. Mi voltai e mi trovai abbracciato. Riconobbi il profumo. Era lei, la giovane Rosa! Incurante della gente intorno, stava per coprirmi di baci, ma indietreggiai. “Dovevo farlo, sentivo di doverti abbracciare, scusa!”.
“Non devi scusarti - dissi - mi ha fatto piacere sentire il tuo abbraccio e ora andiamo”. La presi a braccetto e ci avviammo verso piazza del campo. Una folla di giovani gremiva ogni angolo e a stento trovammo un angolo ove sederci. Stavamo così vicini che potevamo essere scambiati per innamorati e la voce carezzevole di lei lo lasciava presumere.
“Marco, se vuoi me lo dirai, ma non mi importa sapere perché sei di nuovo a Siena, mi basta che tu sia qui con me”. “Grazie – mormorai - ti sono riconoscente per l’affetto di cui mi fai dono, ma dimmi: come stai?”. “Come vedi, sto bene, ho superato le mie recenti difficoltà e da poco sono stata assunta, come psicologa, nel nostro ospedale”. “Sono contento, credo che tu sia meritevole di questo e di tanto altro. Di un bel giovane, ad esempio, con cui pensare di far famiglia”.
“Perché mi parli di un giovane?”. “Carina, anzi bella, come sei, meriti di essere corteggiata da chi ti è pari in età”. “I giovani di pari età non mi interessano, sono noiosi”. “Ti interessano quelli più anziani, come me?”. “Non mi fare arrabbiare, tu non sei anziano. Conosco la tua età. Ci sono pochi anni di differenza fra noi!”.
“Vuoi dirmi che sei interessata a me?” “Credo di avertelo fatto capire, ma non devi fraintendermi, non voglio impegnarti, sono una donna libera, amo solo stare con te, divertirmi con te quando l’occasione ce lo permette”. “D’accordo, allora stasera divertiamoci, andiamo intanto a cena, guidami tu!”. Ci avviammo, passo dopo passo, un po’ a braccetto, un po’ mano nella mano, fino alla piazza del mercato ed entrammo nella Antica Locanda Papei.
Mentre assaporavamo con gusto e piacere, la pappa al pomodoro, i pici cacio e pepe, i crostini toscani e infine i cantucci con il vin santo, Rosa mi stupì perché, quasi confessandosi, metteva a nudo un sentire diverso da quello poc’anzi espresso. “Ciascuna personalità – diceva - comprende molti segni e segnali che si possono scoprire, leggere, interpretare e vedere. Ci vuole competenza per farlo, ma anche il voler bene, l’amore, può facilitare il compito. Il problema nasce quando abbiamo di fronte esempi di chi si maschera così tanto da oscurare ogni segno o lo manifesta in modo ambiguo. Sono in subbuglio, Marco, forse per effetto della pappa al pomodoro.
Sento che sta arrivando il momento in cui devo stare in silenzio e ascoltare quello che ho dentro che si ribella al ragionamento che non mi porta a stare realmente bene. E’ difficile cambiare ma una volta riconosciuti certi schemi sbagliati, forse dovrei davvero iniziare a fare qualcosa o a non fare niente”. “Ti capisco Rosa è vero che certi schemi o copioni ci determinano spesso negativamente, ma credo, che sia un falso problema mantenersi nell’ambiguità del fare o non fare, meglio valutare che simile percezione è come il volere che tutto sia compiuto, smaniosa ansia di aver già conquistato e conseguente separazione dalla gioia del fare, dello scoprire, del sorprendersi per lo stupore della vita. Se ci si apre a questa gioia si è fatto un nuovo patto con la vita, con la vita che è tua, non di altri ed è un dono meraviglioso.”.
“Le tue parole riescono ad indicarmi una strada e questo è un regalo speciale che sto ricevendo. Qualcuno o qualcosa ti ha messo sul mio percorso in un momento particolare della mia vita e sono davvero molto felice di averti incontrato. Devo dire che, quando ci penso, il nostro mi sembra un rapporto sbilanciato, nel senso che sono solo io che sto "prendendo" da te. Mi piacerebbe poter restituire, non tanto per un voler pareggiare i conti, quanto per un senso di gratitudine, ma soprattutto perché in fondo stiamo bene insieme. Non è vero?”
Accompagnò queste ultime parole accostando la sua sedia alla mia appoggiando vezzosamente il capo sulla mia spalla. Seguirono ore di veglia, nel bilocale di lei, tutte pregne di carezze, di amore, di giochi sessuali, magnificati dalla squisita dolcezza e forte passione di lei e dall’immensa mia tenerezza che, fuso in lei, sentivo un mondo diverso, un mondo intero che mi amava poiché lei mi amava.

Commenti

Post popolari in questo blog

La ciabatta sepolta e l'inquilino fantasma: un’estate a Genova 🩴 ⛱️ 🚣‍♀️

(Introduzione a Daniela Barone). Il trasloco in un nuovo quartiere, un nonno dai capelli di neve che domina i campi di bocce e una notte movimentata da un ospite inatteso. In questo racconto, l’autrice ci riporta nell'Italia dei "musicarelli" e delle estati nel quartiere San Giuliano di Genova, dove i piccoli dispetti infantili diventano i ricordi più nitidi di un mondo che non c'è più. (Daniela Barone) ▪️ 🟢  Il trauma del quarto piano Era estate e ci eravamo appena trasferiti dalla casa popolare di Via Montanari a quella situata al quarto piano in Via Paolo della Cella. Pur trattandosi dello stesso quartiere, il cambiamento fu per tutti noi piuttosto traumatico. Il nuovo alloggio si trovava infatti in uno stabile che dava su una via rumorosa e trafficata.  Per di più non c’era neppure un poggiolino ove porre dei vasi di fiori e stendere comodamente il bucato. La mamma usava una lunga carrucola per appendere i panni sulla corda e ogni volta aveva il timore di cadere ...

Madre Arrighi: Il velo tolto e la danza segreta ⛪

(Introduzione a Daniela Barone). Cosa resta degli anni di collegio? Spesso le sensazioni: il fruscio di una tunica, l'odore di un giardino o un sorriso che sapeva di libertà. In questo racconto, la memoria torna all’Istituto del Sacro Cuore di Castelletto, a Genova, per ritrovare il volto di Madre Arrighi, una figura che ha saputo trasformare il rigore della clausura nella leggerezza di una danza. (Daniela Barone) ▪️ Un sorriso tra le tuniche nere La suora che prediligevo nel maestoso Istituto liberty del Sacro Cuore che frequentai per cinque anni si chiamava Madre Arrighi. Non so quale fosse il suo nome di battesimo. Per tutte le piccole e grandi allieve del collegio lei era Madre Arrighi e basta. Com’era diversa dalle sue consorelle! Pur indossando la medesima tunica nera, si distingueva per il marcato accento emiliano, i lineamenti perfetti e la dentatura candida ma soprattutto per il sorriso disarmante. Nulla le faceva mai corrugare la fronte. Madre Arrighi era il ritratto dell...

Innamoratevi! La lezione di poesia e amore di Roberto Benigni

(a.p. – Introduzione) ▪️ Attilio De Giovanni è lo stralunato docente di letteratura italiana, impersonato da Roberto Benigni, che in una celebre sequenza del film La tigre e la neve (2005) si lancia, davanti a una platea di alunni, in un sorprendente elogio della poesia, dell’amore e del coraggio. Con immagini visionarie e intuizioni comiche, il docente cerca di trasmettere ai ragazzi la sua passione per l'arte e per la gioia di vivere. Una passione umana destinata a rimanere nella dimensione dell’impossibile e incrociare una cocente delusione? Nulla è impossibile. Per questo motivo, l'intervento di Benigni che segue non è solo un omaggio alla poesia, ma un vero progetto di vita e il contesto essenziale per comprendere a fondo la bellezza e la forza del testo tratto dal film. Roberto Benigni: «Innamoratevi!» (Roberto Benigni – Testo) ▪️ «Su, su, svelti, veloci, piano, con calma, non vi affrettate. Non scrivete subito poesie d’amore che sono le più difficili, aspettate almeno un...

Votare è un diritto, capire le conseguenze del proprio voto è un dovere verso la Costituzione ✍️ 🗳️

(a.p.). Il 22 e 23 marzo non saremo chiamati solo a barrare una casella, ma a decidere se e come modificare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Un tema così denso merita uno spazio di riflessione laica, tecnica e civile. Per questo abbiamo deciso di confrontarci apertamente, analizzando le implicazioni reali di questa riforma sulla vita dei cittadini e sull'indipendenza della magistratura. Un'occasione per trasformare il dubbio in opinione consapevole. Vi aspettiamo. Ne parliamo a Pisa, in un luogo di ascolto e dialogo: • Dove: Chiesa Valdese di Pisa, Via Derna 13. • Quando: Lunedì 16 marzo, ore 18:30. • Con chi: L’Avv. Eunice Ng Pak e il Dott. Angelo Perrone (Giurista, già magistrato). ❇️ Postilla Letture per arrivare preparati all’incontro ℹ️ Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦  ℹ️ Referendum: la delega in bianco e il “salto nel buio” 🤸‍♂️

Riforma costituzionale: i 4 punti critici per i cittadini 📦

(a.p.). L'architettura costituzionale italiana poggia su un equilibrio delicatissimo, dove l'autonomia della magistratura non è un privilegio di casta, ma la garanzia ultima per ogni cittadino di fronte all'arbitrio del potere. 🟣 Oggi, quell'equilibrio viene messo in discussione da una riforma che, sotto il vessillo dell'efficienza, rischia di alterare profondamente il volto della nostra democrazia. Il discredito della politica — quando diventa così audace da voler "disciplinare" la giustizia — finisce per erodere le basi stesse della libertà.  🟣 Non è solo una questione per addetti ai lavori: riguarda la qualità della tutela che riceveremo domani in un'aula di tribunale. Per fare chiarezza nel labirinto normativo, abbiamo isolato i nodi cruciali del provvedimento. 📦 Sintesi della Riforma: I 4 Punti Critici La riforma costituzionale della giustizia introduce mutamenti profondi negli equilibri tra i poteri dello Stato. Al di là degli obiettivi dic...