Passa ai contenuti principali

Il fango

di Marina Zinzani
(Tratto da “I racconti dell’acqua”)
(Commento di Angelo Perrone)

(ap) Un violento nubifragio e accade l’irreparabile: il fiume esonda, invade le campagne, rovina i raccolti e rischia anche di portarsi via delle vite umane. Scene dolorose, viste più volte, e sempre uguali a se stesse, per quell’acqua sporca di melma che si forma all’improvviso, un macigno che raggruma non solo avversità naturali, ma negligenza, incuria, malapolitica. In fondo a tutto, c’è un allontanarsi tra le persone, un difetto di solidarietà e di civismo, un disinteresse in cui è facile per la natura incunearsi e agire indisturbata.
L’acqua è il tema ricorrente di questi Racconti. Elemento prezioso, simbolo di energia, di vitalità, del divenire stesso, attraversa la parola scritta come protagonista discreta e misteriosa di storie diverse. Ma che finiscono per dare rilievo proprio a lei, l’acqua, scoprendone le molteplici dimensioni di senso.

“Lo dicevo da tanto, appena piove più del solito si allaga tutto.” Questo pensava Alfredo, guardando i suoi terreni, la vigna metà sepolta dall’acqua. E quell’acqua, piena di fango, era arrivata anche in casa, era entrata violenta dentro le stanze, rovinando mobili, divani, qualsiasi cosa fosse collocata a terra, e anche la sua auto, nel garage, era stata metà ricoperta dall’acqua.
Un violento nubifragio, ma nessuno aveva avvertito del maltempo in arrivo. Acqua che non smetteva di cadere, come non si era mai vista. E il fiume, così vicino alla sua casa, era esondato, ricoprendo con la sua furia tutta la zona circostante, tutto il paese, tutte le terre, e i raccolti, i raccolti erano andati in fumo…
Non era di Dio, o del caso, la colpa di tutto. Alfredo lo sapeva bene, quel fiume faceva paura da anni, e da anni lui l’aveva ricordato agli assessori di turno, appena piove più del solito il fiume rischia di tracimare, non pulite il suo letto da anni, basterebbe pulirlo, è una bomba ad orologeria così. Quasi sapeva il futuro, quasi avvertiva che prima o poi una pioggia più incessante avrebbe provocato un’alluvione, e c’erano case vicino al fiume, c’erano nei campi il destino di tante famiglie, e ogni volta si guardava il livello del fiume con preoccupazione, ma inascoltati…
E ora, ora che durante la notte l’acqua era caduta senza sosta, anche con chicchi di grandine grossi come noci, e poi acqua, acqua e vento… era accaduto tutto in pochi minuti, un disastro, un disastro… Lui e la sua famiglia erano andati a ripararsi al piano di sopra, e avevano visto l’acqua arrivare fino a metà della scala… Il fiume era esondato, era finita per loro, addio raccolto, e i danni, i danni… Fango, fango, quel maledetto fiume, se l’avessero pulito…
Non aveva più trent’anni, Alfredo, e l’energia che ha un giovane. Si trovava più vicino ai sessanta, e non si ricominciava da capo a quell’età. E in tutti quegli anni i contadini se l’erano passata male, anche se non pioveva, anche se non c’erano state disgrazie fino ad allora. Semplicemente facevano fatica a mantenere le famiglie, perché ciò che portavano a casa dai raccolti era irrisorio rispetto al prezzo dei banchi di un supermercato. Ma a nessuno importava, ai piani alti.
Con la rabbia, con la sensazione che non era più il momento di stare zitti, Alfredo decise di andare dal sindaco. Bastò il suo nome, per fargli avere l’appuntamento senza troppe attese. Perché il sindaco era stato un suo compagno di scuola, un buon compagno con cui aveva passato interi pomeriggi a studiare, ed avevano avuto un tempo tante affinità.
Oreste: un nome che l’aveva accompagnato tanto nei discorsi di ragazzo. Poi si erano allontanati, ognuno con una propria vita, e Oreste era diventato quello che aveva fatto carriera, piano piano, prima assessore, poi nomine un po’ qua e un po’ là, e poi, poi era arrivato ad essere sindaco. Superando anche voci di corruzione, insinuazioni… si era sussurrato tanto… e altre cose si sussurravano…
“Ecco, finalmente si è avverato quello che temo da anni!” incominciò Alfredo, dopo i minimi formalismi.
Oreste gli stava di fronte, e Alfredo lo rivedeva dopo tanto tempo così diverso da come lo ricordava: ingrassato, con gli occhialini stretti, i segni del tempo ne avevano solcato il volto, un essere distante, quasi come non l’avesse mai conosciuto, difficile immaginare che avevano girato tante volte in motorino, che erano andati a ballare assieme, difficile immaginarlo nella sorta di leggera freddezza che si respirava in quella stanza.
Un tempo, un tempo, parlavano di tutto quello che non andava bene, si sentivano portatori di qualcosa che poteva cambiare il mondo, le loro idee sembravano valere più di ogni cosa. “Questo si deve fare, questo è importante, questo va fatto e bisogna crederci fino in fondo!” Accidenti quante discussioni, anche con altri del loro gruppo… ”Bisogna farla la marcia, andiamo anche a quella di Roma, facciamola sentire la nostra voce, dobbiamo cambiare questa società così marcia, dobbiamo dare una bella ripulita!”
Flash tristi. Parole a tono basso, parole pacate, così di circostanza.
“Vedrò di fare qualcosa, ho attivato già…”
“Avete dato soldi a tutti, a tutti! E bastava pulire il fiume, lo dico da anni, ho parlato con gli assessori che ogni volta che pioveva tremavamo, che il fiume prima o poi ci seppelliva tutti, quante volte l’ho detto e nessuno, nessuno ha fatto mai niente! Siamo più di trenta famiglie rovinate, rovinate!”
“Ti ho detto, Alfredo, che mi sono già attivato… Mi dispiace, il clima negli ultimi anni è diventato così… fuori controllo…”
“Bastava solo pulire il fiume… i soldi li avevate per pulirlo, sarebbe bastato poco… e invece… lo so io dove li avete sperperati…”
“Ho pochi minuti adesso, ho un impegno, ti ho ricevuto perché siamo amici da tanto ma ti prometto che farò tutto il possibile per aiutarvi… tutto il possibile…”
Il possibile quando è tardi. Questo pensava Alfredo, guardando il fango lungo le strade, il fango che aveva ricoperto la sua auto, sepolto la sua vigna, rovinato i suoi mobili, fango che aveva ricoperto ogni cosa, i loro sogni, lui e di sua moglie e dei suoi figli, ancora pochi anni e poi si sarebbe ritirato, e invece ecco, il disastro, ricominciare da capo, e chissà se la banca faceva ancora credito…
Il fango toccava a lui e a quelli come lui. L’acqua sporca di fango. Qualcuno che stava ai piani alti, che aveva dirottato denaro in tante direzioni, spesso non in quelle giuste, non era sporcato dal fango. Forse da qualche parte c’era, invisibile, dietro i sorrisi di circostanza e le parole vuote di sempre.

Commenti

  1. Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu ..
    A. Venditti

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Diventare donna negli anni Settanta: il coraggio di rompere il silenzio 💃

(Introduzione a Daniela Barone). Tra i tabù degli anni Settanta e la trasparenza dei giorni nostri, il corpo femminile ha percorso un lungo viaggio verso la consapevolezza. In questo racconto, Daniela Barone ripercorre il delicato passaggio dall'adolescenza alla maturità: un tempo in cui il silenzio dei genitori e l’imbarazzo sociale trasformavano eventi naturali in segreti da nascondere o trofei da esibire. Una riflessione preziosa su come l'educazione affettiva sia diventata, oggi, il ponte indispensabile per costruire il rispetto e la libertà delle nuove generazioni. (Daniela Barone) ▪️ L'attesa e il primo reggiseno Erano mesi che spiavo ansiosamente sotto la mia canottiera. Frequentavo ormai la terza media ma il seno non ne voleva sapere di crescere. Invidiavo le mie coetanee che esibivano un petto rigoglioso e si truccavano già un po’. Siccome la mamma si era accorta che ero prossima allo sviluppo, mi aveva proposto di acquistare un bel reggipetto, come diceva lei. Per...

Il mio mondo in una tazzina di caffè: ricordi di una donna

(Introduzione a Daniela Barone). Ci sono gesti quotidiani che scandiscono la nostra esistenza. Il profumo di una moka che sale, il rumore del macinino di legno, la schiuma calda di un espresso al bar: per la protagonista di questo racconto, il caffè non è soltanto una bevanda, ma una mappa emotiva. Attraverso il suo aroma, l'autrice ci riaccompagna nei ricordi della prima infanzia, tra le ombre delle relazioni passate e le prime scintille di una sofferta emancipazione, fino alla conquistata serenità della maturità.  (Daniela Barone). Il profumo dei primi anni e il rituale della moka Il primo caffè che assaggiai fu quello di Carlotta, la mia anziana vicina di casa. Io avevo solo quattro anni ma accettavo con piacere di mettere i grani lucenti e profumati nel macinino di legno che faceva un rumore simpatico.  Data la mia tenera età mi era concesso di berne solo un cucchiaino ma devo ammettere che non ne ero entusiasta. Imparai ad apprezzarlo da ragazzina, al ritorno dal liceo; a...

"Move to Heaven", il potere delle cose che restano

(Introduzione a Daniela Barone). Lasciare andare le persone amate è uno dei passi più complessi dell'esistenza, un percorso in cui gli oggetti materiali cessano di essere semplici cose per trasformarsi in custodi di memorie, segreti ed emozioni taciute.  Qui, l'esperienza dolorosa dello sgombero della casa genitoriale diventa la chiave di lettura per esplorare Move to Heaven, celebre serie televisiva coreana targata Netflix. Il racconto ci invita a superare il tabù occidentale della morte, mostrandoci come il ricordo e la cura verso chi non c'è più possano diventare uno straordinario strumento di rinascita per chi resta. (Daniela Barone). Il doloroso addio Una persona amata ci lascia, le sue cose rimangono. Arriva per tutti il momento doloroso di svuotare la casa dei propri cari; c’è chi preferisce svolgere autonomamente l’incombenza e chi preferisce condividerla con qualcuno.  Io dovetti farlo da sola per entrambi i miei genitori, morti a distanza di sette mesi l’una dall’...

Il caso Rogoredo: perché la giustizia non può essere emotiva ⚖️

(Introduzione ad a.p.). Da caso scolastico di legittima difesa a indagine per omicidio volontario: la vicenda di Rogoredo scuote le coscienze e mette a nudo i rischi delle riforme giudiziarie in discussione. Tra il dovere della temperanza politica e la necessità di una magistratura indipendente, la ricerca della verità non può essere sacrificata sull'altare del consenso mediatico o della fretta legislativa. (a.p.) Il fatto: la realtà oltre l'apparenza La vicenda prende le mosse da un controllo antidroga notturno nel bosco di Rogoredo, terminato con l'uccisione di uno spacciatore da parte di un agente di Polizia. Inizialmente, il caso era stato presentato come un esempio "scolastico" di legittima difesa: un poliziotto costretto a sparare davanti a un'arma puntata (rivelatasi poi a salve). Tuttavia, il lavoro silenzioso della Procura e della Squadra Mobile ha ribaltato il quadro iniziale: l'analisi dei video e le incongruenze nei racconti hanno portato a ipo...

La rotta del mare: viaggio interiore oltre il passato

(Introduzione a Maria Cristina Capitoni. Una potente allegoria sulla consapevolezza e sul libero arbitrio interiore. Come muoversi tra il rischio di rimanere imprigionati nella nostalgia e l'atto coraggioso di correggere lo sguardo? Un componimento che invita al silenzio e all'attesa attiva, ricordandoci che per tornare a navigare verso il futuro occorre smettere di guardare indietro. (Maria Cristina Capitoni) Abbagli e richiami improvvisi disturbano il flusso leggero un filo sottile conduce al sentiero  correggi lo sguardo  che guarda all’indietro  immagini e voci passate son solo riflessi e il fiato non basta per tutti  conviene aspettare  finché non riaffiora la rotta del mare.