Passa ai contenuti principali

Il 159° anniversario dell'Unità d'Italia, occasione di solidarietà contro il coronavirus

Niente celebrazioni per la festa nazionale, solo un ricordo: un richiamo alla collaborazione e alla responsabilità in questo momento difficile. Accanto alle iniziative – suonare, cantare, intonare l’inno - con cui gli italiani mostrano la loro tenacia

 (ap) Non trascorre sotto silenzio il 159° anniversario dell’Unità d’Italia, proclamata il 17 marzo del 1861: nel clima di difficoltà e sofferenza che stiamo vivendo, niente celebrazioni ufficiali, o cerimonie solenni come negli anni scorsi, dobbiamo limitarci al ricordo.
La data cade in un momento di emergenza per l’epidemia del coronavirus e ragioni di sicurezza impediscono eventi pubblici. Così la ricorrenza, stante le circostanze, insieme alla memoria del fatto storico assume il sapore di un richiamo forte alla solidarietà nazionale, necessaria a combattere il nemico invisibile.
Manca la festa pubblica, eppure si moltiplicano le bandiere alle finestre, nella consapevolezza di ciò che il vessillo comune rappresenta. Anzi, mai come in questa fase, sembra concreto e attuale il valore dell’unità di fronte alle sfide da affrontare. Non ci sono sfilate o manifestazioni nelle piazze e nelle strade, interdette alla presenza della gente. Ma le celebrazioni avvengono ugualmente, su un palcoscenico improvvisato e fuori dal comune.
Sono i balconi, le terrazze, le finestre i luoghi dove oggi poter manifestare il nostro sentimento in queste giornate faticose. Gli spazi che la paura del contagio ci concede, nella nostra vita da reclusi in casa. Il ricordo della proclamazione del regno d’Italia si mescola ai gesti con cui cerchiamo di esprimere la voglia di resistere e la convinzione di potercela fare nella sfida al virus.
Non ci sono limiti alla fantasia e alla creatività. Suonare, cantare, sventolare bandiere. Intonare l’inno di Mameli. E molto altro: scambiarsi una parola di incitamento e coraggio, darsi notizie sulle proprie difficoltà, concordare un aiuto per la spesa. Riannodare contatti con chi ci vive accanto e che finora non abbiamo frequentato affatto e magari nemmeno conosciamo. Persino giocare a tombola con i dirimpettai del palazzo di fronte e passare così il tempo, stravolto dal coronavirus, diventato improvvisamente lento e faticoso. Mantenere e coltivare una rete di socialità in questo modo così buffo e stravagante.
La vita, piena di restrizioni imposte dal coronavirus, è scandita da nuovi rituali che ognuno interpreta e mette in scena a modo suo. Non è semplice folclore mediterraneo. Questo nuovo modo di esprimersi e di dialogare tra separati nelle case, l’unico che ci è ora consentito, serve a contrastare la paura, manifestare fiducia, e anche esprimere l’orgoglio di quello che stiamo facendo, per il bene comune.
Non è cosa da poco, a ben vedere, quanto ci è stato detto di fare, ed abbiamo accettato, salvo eccezioni limitate. Si tratta addirittura di essere meno liberi, per un tempo che speriamo duri il meno possibile. Di rinunciare alle nostre abitudini, talvolta persino al lavoro. Di sacrificarsi nel quotidiano rinunciando a qualcosa o a tanto, i rapporti sociali e familiari, il divertimento, lo sport, e ancora altro. Per aiutarsi l’un l’altro. Per dare una mano concretamente a chi, negli ospedali, combatte una malattia sconosciuta contro cui la scienza non ha rimedi certi.
Tanti gesti, appunto nuovi riti collettivi ai margini della globalizzazione, si sono moltiplicati negli spazi esterni delle nostre case, ci hanno sorpreso ma poi inevitabilmente coinvolto. Sono davvero contagiosi, di un virus stavolta positivo e rassicurante, persino entusiasmante. Si sono diffusi persino altrove in Europa, contagiando altri che allo stesso modo hanno voluto manifestare la loro vicinanza all’Italia.
Tutto questo non è solo consolante: permette di conoscerci meglio proprio come singoli, e di riscoprire il senso di appartenenza ad una comunità, che è poi il significato ultimo di quell’evento unitario, fondativo della nazione, che celebriamo anche quest’anno. A modo nostro.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...