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In Cina dopo il coronavirus

Storie di isolamento: l’aumento dei divorzi in Cina dopo il coronavirus. Qual è la distanza giusta dal partner?

di Marina Zinzani

In Cina c’è un nuovo problema, dopo l’emergenza Coronavirus. Un’impennata di richieste di divorzio. Dopo la convivenza forzata che ha visto coniugi stare assieme senza possibilità di uscire, di andare al lavoro, di frequentare altra gente, un numero crescente di persone ha deciso di mettere fine al matrimonio. La notizia potrebbe anche far sorridere.
Prima del Coronavirus: il pensionato che finalmente era a casa, dopo una vita di lavoro, si trovava davanti la moglie tutto il giorno e il nulla da fare, al massimo qualche compera con la lista della spesa da lei redatta. La moglie lo guardava con fare indagatore quando arrivava con la borsa della spesa, pronta a sottolineare le sue mancanze, i suoi acquisti sbagliati, e il fatto che lui non la sta mai ad ascoltare. E qui potevano innescarsi meccanismi complessi, discussioni dall’esito incerto.
La moglie se la ritrovava la mattina, doveva pulire casa e lui era sempre in mezzo, passava sul pavimento bagnato, tanto per cambiare. Il giornale all’edicola e quel poco di spesa sotto casa erano la sua boccata d’aria. Ogni tanto si ritrovava nel parco con qualche amico che portava in giro il nipotino, e lui non aveva neanche questa bella soddisfazione, lieta.
Ma il pensionato almeno usciva, poteva uscire senza problemi e senza rendere conto a nessuno. Anche se pensava che la pensione, miraggio da anni, fosse qualcosa di migliore. Non un ritrovarsi al parco con altri anziani e non sapere come arrivare a sera. Non trovarsi di fronte tutto il giorno la moglie, che ora vede bene, troppo bene nei suoi difetti e nell’acidità che ha acquistato negli anni. Forse il lavoro manca anche a lei, e il suo regno è la casa, pulire, tutto in modo maniacale. Che tristezza.
Dopo il Coronavirus: c’è un’altra versione della storia, imprevista. Si deve restare in casa, uscire solo se strettamente necessario, in linea generale a fare la spesa. Con l’autocertificazione.
La moglie ora è lì, davanti tutto il giorno, in un appartamento che appare sempre più piccolo. Lei gira per casa, che è pulita alla perfezione, non ha niente da fare tutto il giorno, può fare una torta, inventarsi un piatto, certo, potrebbe anche leggersi un libro, vedersi un film, ci sono tante opportunità in rete, ma la moglie non lo fa. Guarda la tv, ascolta i telegiornali come fossero un bollettino di guerra, mai un sorriso, una parola di conforto, è difficile trovarle in questo momento, ma insomma...
Il pensionato che non può uscire, che non ha lo svago di andare dal panettiere, di arrivare al parco e trovare qualche amico, che non può fare la sua lunga camminata salutare, come prima, vede quello che non voleva vedere, vede un pezzo della sua vita che non pensava di trovare: la moglie non è una compagna, non dà conforto, la moglie è una donna disillusa, forse anche a causa sua, chi lo sa. Forse lui ha dei limiti, i pensieri sono tanti, si aggrovigliano, assieme alle notizie angosciose dei telegiornali.
Viene una gran tristezza, dopo una vita, accorgersi che ci si sente come animali nervosi in una gabbia troppo piccola. Ed era cominciata come una bellissima storia d’amore. Forse, era cominciata così, chissà. Non c’è più niente di sicuro.
Ora questo maledetto virus mostra delle verità inaspettate. Non piacevoli. Ma passerà, si dice il pensionato, poi usciamo, andiamo fuori, al mare, in collina, in giro per la città, ovunque ci si possa muovere, e anche lei migliorerà. Forse. Quanti forse.
Intanto in Cina si sono molto incrementate le richieste di divorzio. Andiamo bene, pensa tristemente il pensionato. Qualcosa della storia capisce, ora. Ma avrebbe preferito restarne all’oscuro.

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