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Il tempo d'essere una comunità

Tutto andrà bene, si sente dire in giro. Scriviamolo dappertutto e ripetiamocelo come un mantra

di Sonia Scarpante

Questo periodo di fatica va trasformato nel tempo in possibilità a venire, in opportunità. Solo così avviene la catarsi rigenerativa, il cambiamento profondo e produttivo. E’ giunto il tempo di sentirci, come scrive Ernesto Borgna, parte integrante di una “Comunità di destino” che sta camminando su una medesima strada dove la responsabilità deve essere individuale e comprensiva.
Dove il rispetto, anche per chi è nell’altra parte del mondo, sia riconosciuto nel suo valore altamente etico, dove ognuno di noi si senta più capace di solidarizzare, di farne parte, di far parte di una Comunità in grado di saper vedere oltre i nostri pregiudizi, le nostre fragili inadempienze.
Oggi ci viene chiesto uno “scatto d’orgoglio”, di visualizzare quel desiderio di sentirsi parte comune in un cammino che sia sempre più prossimo all’altro nella condivisione e nella sensibilità e meno proiettato a campanilismi individuali e egocentrismi che dividono e mai uniscono le parti. Ci serve quello scatto di dignità personale per sentirci più capaci, più meritevoli verso una società che va ricostruita dalle fondamenta valoriali con impegno, solidarietà, entusiasmo di crescita, valorizzazione del singolo. Se questa è una guerra anomala e che non riusciamo a visualizzare ancora nel suo tessuto globale, cerchiamo noi di portare in campo altre forze opposte, cerchiamo di non cedere al pessimismo trincerandoci dietro scudi di inattività e qualunquismo, ognuno di noi faccia la sua parte.
Non possiamo sentirci disorientati e vinti ma all’opposto dobbiamo percepirci come un’unica amalgama, proiettati ad un comune sentire nella ricerca di un futuro che va potenziato e ricostruito con forza e autodeterminazione per farlo divenire con la forza delle parole e anche della scrittura un mantra nelle nostre menti. Il pensiero agisce maggiormente quando si è uniti.
Non ci è stato insegnato questo ad esempio da Mandela che ha trascorso tanti anni in un carcere e che con solo la forza del suo pensiero ha cambiato le sorti di un popolo? Quanto può costruire in bellezza solo il pensiero di un uomo? Ed essere uniti in tutto questo? Una marea travolgente. Vale la pena costruire fra noi una “litania mentale” che può riuscire a spazzare via qualsiasi confine di appartenenza e di chiusura, può buttare giù muri e creare ponti come ci racconta spesso il nostro papa Francesco.
Dobbiamo solo credere nel valore dell’uomo, nelle sue capacità costruttive, nella forza della fiducia reciproca e della speranza che intesi come soggetti valoriali vanno esperiti e ritrovati. Essere capaci di seminare con determinazione e fiducia è ciò che oggi ci deve unire spezzando quelle voci che vorrebbero frammentare, dividere l’uno dall’altro. Non è più questo il tempo per farlo. Questo è il tempo della Comunità di destino.

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