Passa ai contenuti principali

Di ritorno

La sua vita non mi apparteneva più, ma un giorno di dicembre bussò alla porta. Lo feci entrare

di Cristina Podestà

Senza pensare mi ero alzata dal divano ed ero corsa ad aprire la porta. La distanza tra il corridoio e il citofono mi pareva lunga, troppo lunga. Aspettavo qualcuno. E, nell’attesa, mi ero decisa a leggere. Mi era capitato tra le mani “Il Piacere” di Gabriele D’Annunzio, opera a me cara da sempre, dalla prima volta in cui, giovanissima, mi ero accostata a questa lettura non semplice per una adolescente.
Avevo letto di D’Annunzio, che aveva vissuto in Versilia e che aveva scritto quel pezzo di musica meravigliosa che è “La pioggia nel Pineto”. E così mi ero interessata a lui tanto, da cercare gli scritti in prosa. Quel giorno eravamo nel periodo natalizio e l’incipit del Piacere mi pareva giusto per quell’attesa.
“L’anno moriva assai dolcemente”. Giusto. Era verso l’imbrunire, avevo il camino acceso dove crepitava la legna, io aspettavo una persona cara con la quale fare i conti, con la speranza che tutto filasse liscio, e quell’incipit cascava a pennello. Non ero a Roma. Questo no. Però avevamo fatto, alcuni mesi prima, un viaggio nella Capitale e mi pareva che tutto quanto fosse in sintonia.
Dunque il suono del citofono mi fece alzare di scatto e aprii la porta. Marco era lì, davanti a me: il cappotto verde scuro, la cravatta, l’abito blu che io adoravo, i capelli biondi e grigi scompigliati, gli occhi blu intensi come un cielo d’aprile, un sorriso accattivante e i fiori. In mano. I miei fiori. Amavo i tulipani e gli anthurium!
Marco! Era tornato da me. Mi accorsi che forse non avevo un abbigliamento adatto a riceverlo. Capelli raccolti con una pinza, un jeans stinto e un maglione di cachemire troppo lungo e pesante.
La sua vita da almeno un paio di mesi non mi apparteneva più. Solo poco tempo prima eravamo in aeroporto, a bere e fumare, in attesa del decollo. Ma solo qualche ora dopo non mi capacitavo di cosa fosse successo. Una gran confusione in testa, la mia valigia e il taxi. E lacrime amare sul viso.
Quella donna, incontrata per caso, apparteneva a una dimensione esistenziale diversa dalla mia ma non da quella di Marco. Gli era corsa incontro, con una confidenza e intimità che non lasciavano spazio a dubbi. Aveva lambito la mia vita, Lorenza. Conduceva, a detta di Marco, una vita carica di mistero, grandi esperienze, affascinanti prospettive. Ma con lui aveva chiuso. Diceva così Marco.
Ma all’aeroporto avevo intuito che così non fosse. E mi ero dileguata, col cuore gonfio di un dolore lancinante. Allontanata proprio. Non volevo vederlo mai più. Adesso era Natale. E Marco era tornato da me, coi fiori in mano e il blu dei suoi occhi. Aprii la porta e lo feci entrare. Forse avrei sbagliato. O forse no.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lettera a Elisabetta, la figlia nata due volte 🤱

(Introduzione a Daniela Barone). I legami superano le distanze, le incomprensioni e persino le separazioni forzate. In questa lettera, una madre ripercorre la storia di sua figlia Elisabetta: un viaggio fatto di ribellioni necessarie, rinascite dolorose e una ricerca incessante della propria libertà. Dalla sofferenza di un "secondo parto" emotivo alla conquista di una vita autentica, questo racconto è un inno all'amore indissolubile e alla forza di ricominciare. (Daniela Barone). Il debutto di "Pentolina" e i primi anni Eri nata una mattina soleggiata di dicembre, alla stessa ora in cui avevo dato alla luce Francesco, il tuo fratello maggiore. Quando ti avevano messa fra le mie braccia ero rimasta un po’ delusa dalle tue fattezze: mi aspettavo una bimba dai capelli biondi e radi come quelli di Francesco ma tu stranamente avevi una capigliatura castana lunga e folta che ti faceva assomigliare ad una scimmietta.  Il tuo visino era così largo che tuo padre ti aveva...

Nefertiti, regina silenziosa, e la mia voce ritrovata: il riscatto come donna 👑

(Introduzione a Daniela Barone). Gli incontri attraversano i millenni per parlarci direttamente al cuore. Durante un viaggio in Egitto, tra i colossi di pietra e il soffio del deserto, la figura di Nefertiti esce dai libri di storia per diventare lo specchio di una rinascita personale. Questo racconto è il diario di un’epifania: la scoperta che la regalità non risiede in un copricapo d’oro, ma nella forza di riprendersi la propria voce. (Daniela Barone). Sotto il sole di Luxor: l’incontro con l’eterno Nel mio ultimo viaggio in Egitto trascorsi una giornata al maestoso sito archeologico di Luxor, la Tebe dell’antichità. La guida locale che parlava italiano con un leggero accento calabrese ci aveva mostrato sotto un sole rovente i colossi di Memnone, la Valle dei Re e il tempio di Karnak. Dopo aver ammirato la mummia annerita del giovane Tutankhamon, morto a soli diciannove anni, contemplammo i mirabili dipinti che ritraevano il faraone Akhenaton.  Nella stele di confine che prende i...

Michela, l’amore che bruciava in silenzio: una storia clandestina nata in ospedale 🏥

(Introduzione a Daniela Barone). Il ricordo di un primo amore è spesso custodito in un cassetto a doppia mandata, dove la nostalgia si mescola alla consapevolezza della maturità. La storia di Orlando e Michela non è solo il racconto di una passione nata tra le corsie di un ospedale alla fine degli anni '90, ma una riflessione profonda sul peso del tempo, sulle convenzioni sociali e sulla differenza tra l'amore clandestino e la libertà di tenersi per mano. Un viaggio emotivo che esplora il confine sottile tra l'incanto di un sogno giovanile e la realtà dell'età adulta. (Daniela Barone). L'inizio tra le corsie Era la metà di dicembre del 1999 quando io, Orlando, allora appena ventunenne, ero stato assunto come infermiere all’ospedale di C. Avevo conseguito brillantemente il diploma e non vedevo l’ora di iniziare a lavorare. I turni erano pesanti, specialmente quelli di notte ma dopotutto mi restava abbastanza tempo per il riposo e lo svago. Non uscivo con nessuna raga...

Il diritto a peso: quando la tangente diventa "modica" 💊

(Introduzione ad a.p.). L’Italia sperimenta la "farmacopea del diritto". Il ministro Carlo Nordio replica alle richieste di rigore dell’Unione europea in materia ammnistrativa e propone di sdoganare la corruzione di "lieve entità", equiparando la mazzetta alla modica quantità di stupefacenti. Un’analisi sul rischio di una democrazia svenduta al dettaglio, dove la legalità si misura col bilancino e il malaffare diventa un peccato veniale. (a.p.). Mentre l’Unione Europea sollecita l’Italia ad adottare misure più incisive contro la corruzione, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde in Parlamento con una tesi che ha il sapore del paradosso: «Non è una bestemmia parlare di modeste mazzette». Secondo il Guardasigilli, se l’ordinamento già contempla la "lieve entità" per il possesso di stupefacenti, lo stesso principio dovrebbe valere per il pretium sceleris della corruzione. La farmacopea del diritto: dosi omeopatiche di malaffare Siamo alla farmacope...

25 aprile, la Resistenza come manutenzione della democrazia 🇮🇹

(Introduzione ad a.p.). Il 25 Aprile oggi: non solo memoria, ma cantiere aperto della democrazia. In un’epoca di spinte autoritarie e riforme che minacciano gli equilibri costituzionali, la Resistenza si riscopre come forza dinamica e costruttiva: il presidio necessario per garantire diritti, dignità e giustizia a ogni cittadino. (a.p.). Un’eredità dinamica tra memoria e progetto C’è un filo rosso che lega le montagne della Val d’Ossola alle aule della Corte Costituzionale, un’eco che non si è spenta con l’ultima raffica del 1945 ma che continua a vibrare ogni volta che un "peso" cerca di schiacciare il suo "contrappeso". Oggi la cronaca ci impone di declinare questo termine nel suo significato più alto e urgente: la resistenza delle istituzioni. È necessario però liberare il termine da una concezione puramente “negativa”: la Resistenza non è solo un’attività passiva e difensiva, un semplice "no" opposto al declino, ma una posizione costruttiva e dinamica,...