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“Umiliati e offesi” di Fëdor Dostoevskij

di Liana Monti

«Mi ero accorto che in una camera angusta sembra difetti lo spazio anche per i pensieri»

In una camera piccola, angusta, le pareti sono vicine le une alle altre ed il soffitto sicuramente non sarà molto alto. Restare in un luogo come questo per un certo periodo fa crescere la sensazione di trovarsi in un ambiente limitato e molto più chiuso di quanto sia in realtà.
Possono sopraggiungere sensazioni di tristezza, mancanza di aria, soffocamento. La mente ha bisogno di spazio per sentirsi libera. Basterebbe chiudere gli occhi e lasciare che i pensieri vadano dove vogliono. Non ci sono limiti alla mente se non quelli che essa stessa si pone. Eppure, aprire gli occhi e vedere i confini di una stanza piccola, comunica una sensazione di limite, oppressione, gabbia, prigione.
Se potessi, come per magia, allontanare le pareti di quella stanza, le une dalle altre, fino ad aumentarne la dimensione dell’ambiente in cui mi trovo, trasmetterebbe una sensazione di maggiore spazio. In questo modo la mente sentirebbe maggiore libertà e non importa molto se la stanza è arredata, piena di oggetti, o molto semplice ed essenziale.
Se poi semplicemente esco dalla stanza, dalla casa, dal palazzo e mi trovo lungo la via, senza soffitto, all’aria aperta, ecco che la sensazione di ampiezza si fa sentire in maniera notevole.
Se infine posso recarmi in un luogo ampio, un bosco, un giardino, un prato, in riva al mare, in una vallata, in cima ai monti, ecco che la maestosità dello spazio aperto, senza confini, trasmette una sensazione di energia e finalmente i pensieri si sentono totalmente liberi di andare dove vogliono, senza i confini materiali, verso la luce, verso l’orizzonte, verso la libertà.

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