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Visualizzazione dei post con l'etichetta Siria

I bambini e il sangue

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Le violenze che travolgono i più piccoli, e la vita stessa di tutti di Cristina Podestà  (Commento a post Nomi che ritornano , PL, 15/4/18) Le parole nelle poesie giungono al cuore in modo profondo, e provocano sentimenti contrastanti: dalla struggente dolcezza dell'immagine di bimbi, purtroppo adultizzati troppo presto, alla rabbia che ciò accada da sempre, alla perplessità che l'uomo tecnologico non sia riuscito ad evitare guerre e spargimenti di sangue proprio là dove sono creature innocenti a dover pagar pegno.

Natale: il senso della preghiera

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di Marina Zinzani Inginocchiarsi e ascoltare la terra, i suoi suoni, i suoi ricordi. Ricordi di ferite, di battaglie, di sangue versato. Inginocchiarsi e guardare il cielo, c’è qualcuno lassù che può sentirci? Inginocchiarsi e pregare. Pregare davanti a dei fiori, che ne possano sbocciare altri, altri fiori che siano gentilezza, fraternità, amore. E’ forse lì Dio, in quella espressione della vita che palpita, nella bellezza stupefacente di un fiore e nella sua fragilità. Preghiera per ricercare il bene sepolto, antico.

Una spugna per cancellare gli orrori

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di Vespina Fortuna (ap) Una lettera immaginaria a Babbo Natale, quella scritta da un bambino di 13 anni di Aleppo, che esprime la tragedia di tanti, insieme ad una fragile speranza: vivere in una “città di giochi e di giardini”. Caro Babbo Natale, ti scrivo anche quest’anno pure se ormai sono grande, ho già 13 anni sai? E qui da noi, 13 anni sono moltissimi. Io sono un bambino fortunato perché ho ancora la mia mamma, e lei è molto più grande di me! Mio babbo no, non c’è più e nemmeno Amir e Abdul, i miei due fratelli più grandi, sarei stato davvero troppo fortunatissimo se ci fossero ancora tutti! C’è ancora la piccola Amina però, ed è per lei che ti scrivo, perché lei ancora non sa farlo ma vedo che si annoia troppo a giocare tutto il giorno con le pietre.

Giocattoli per un sorriso

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di   Marina Zinzani (Dedicato a Rami Adham, che porta i giocattoli ai bambini di Aleppo in Siria) Cavallino dalla chioma turchina, andiamo a fare una passeggiata ora. Poi devo pettinarti e darti da mangiare. Ti è piaciuta la pappa di ieri? Cavallino dalla chioma turchina, non avere paura dei rumori, io sono qui e ti proteggo. Stringiti a me, finiranno presto le bombe, vedrai. Ritroveremo la nostra casa, era bella la nostra casa. La mamma cucinava tante cose buone. Lacrime che cadono, non devo piangere cavallino, ci sei tu ora...

Omran, il lato umano della guerra

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(ap) Omran Daqneesh, 5 anni, siriano, tutto l’orrore in una foto, la tragedia racchiusa in uno scatto. Seduto sul sedile di un’ambulanza, è stato estratto vivo dalla macerie di un palazzo dopo un bombardamento ad Aleppo. Il viso sporco di sangue, il corpo ricoperto di polvere. Le gambe bianche ciondoloni. Soprattutto gli occhi vitrei, immobili, lo sguardo perso nel vuoto, e solo la percezione di un riflesso, quello di un racconto impossibile, la guerra come massacro, le azioni umane che provocano lo strazio infinito di vite innocenti, le atrocità che non incontrano limiti. Oltre l’indifferenza e il silenzio di troppi. Il miracolo di quel bimbo rimasto comunque illeso rammenta che solo dalla vita può nascere la speranza. Persino il sedile fresco e pulito di un’ambulanza rappresenta un rifugio rassicurante in un mondo che ha smarrito se stesso.

Aylan Kurdi, una creatura

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di Valeria Giovannini E d'improvviso tutto tace. Il suo respiro si è fermato. Alle soglie del Continente. Un uomo lo prende in braccio. Come se fosse suo figlio. Lo sciabordìo incessante del mare. Le lacrime di Dio.