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Visualizzazione dei post con l'etichetta Dante Alighieri

Studiare in inglese? Senza togliere l'italiano

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Annullata la decisione del Politecnico di Milano di usare solo la lingua straniera: il dibattito su identità culturale e internazionalizzazione di Angelo Perrone * No ai corsi universitari svolti soltanto in lingua inglese: la decisione del Consiglio di Stato , che ha confermato una precedente pronuncia del Tar della Lombardia, pone termine ad una diatriba durata circa 6 anni tra il Politecnico di Milano e un gruppo nutrito di professori contrari alla riforma deliberata nel 2012.

In balia delle onde, trovare rotta ed equilibrio nel mare della vita

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(a.p. – INTRODUZIONE) ▪️La vita è uno “stare in barca”, dipende da noi trovare la rotta e l’equilibrio. E un po’ di serenità: come quando galleggiavamo in un’altra acqua. Nel ventre materno (Cristina Podestà - COMMENTO a In barca, PL, 12/1/18 ) ▪️La metafora del mare e della barca è piuttosto diffusa nella letteratura, a cominciare da Dante in tutte e tre le cantiche e relativamente a variegate sfumature dell'essere: Caronte, l'angelo nocchiero, il secondo canto del Paradiso; non sono che esempi di una molteplice trattazione del tema del mare e della navigazione. Joseph Conrad dice una frase molto suggestiva, che riprende proprio la similitudine della vita: "La nave dormiva, il mare si stendeva lontano, immenso e caliginoso, come l'immagine della vita, con la superficie scintillante e le profondità senza luce". Spesso è proprio cosi: la superficie è bella, solare, scintillante appunto ma, se si va sotto e si guarda bene, c'è il buio più profondo! La barc...

E' tempo di fiabe, e di poesia

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Il bisogno di fermarsi, oltre la fretta del vivere, il rumore del quotidiano, e la sensazione di precarietà che accompagna la nostra vita: occorre dare spazio alle voci di dentro. Ricordando le parole di Eugenio Montale di Paolo Brondi Quale il motivo della difficoltà a far posto alle favole e alla poesia nella nostra quotidianità? È la domanda che lo stesso Montale si faceva nel discorso pronunciato al momento della consegna del premio Nobel per la letteratura nel 1975 : «Sotto lo sfondo cupo dell’attuale civiltà del benessere le arti tendono a confondersi, a smarrire la loro identità.

Una storia della lingua italiana per immagini

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L'evoluzione delle parole seguendo le illustrazioni visive. Pittura, scultura, tv, giornali, social sino ai giorni nostri di Angelo Perrone  * Lingua madre di chi è nato con essa e vi è cresciuto sino all’età adulta praticandola nella vita personale e nel lavoro. Oppure lingua della nuova patria, di chi l’ha acquisita con il tempo e con non piccolo sforzo, per necessità di lavoro o per amore: di un luogo, di una persona, di un’arte o professione. O infine lingua del ricordo e della memoria, di chi allontanandosene per diletto, o per costrizioni della vita, vi ha custodito, attraverso i dialetti locali, l’accento regionale, i modi di dire del paese d’origine, qualcosa della propria esistenza precedente, quasi il retaggio di un’altra vita appartenente ad un altrove, eppure così radicato in sé.

Un tiro mancino

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di Valeria Giovannini Era notte fonda quando ci addentrammo nel bosco fitto che portava alle rovine di un'antica chiesa del XII secolo. Le luci dei faretti dalla fronte illuminavano il sentiero ricoperto di foglie croccanti. Tutt'intorno il silenzio. Ogni tanto, il verso di qualche strana creatura alata. Il percorso era molto scosceso. Nonostante i fari, talvolta inciampavo, in pietre mimetizzate e nascoste tra piccoli arbusti e fogliame. Improvvisamente, l'abbaiare di cani in lontananza. E poco alla volta, li sentivamo sempre più vicini. Finché apparvero due fiammeggianti occhi rossi. Per sdrammatizzare la tensione del momento, narrai alla persona che mi accompagnava in quella selva oscura, di un paio di occhi di bragia.

Dante, pop star

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(ap) Pisa, a distanza di 700 anni dalla morte, celebra Dante, che pure non aveva mancato di invocarne la distruzione apocalittica. Era la “città vituperio de le genti/ del bel paese là dove ‘l sì suona”, secondo la famosa invettiva legata all’episodio del conte Ugolino, raccontato nel XXXIII canto dell’Inferno, cioè dell’uomo assurto, nelle parole del poeta, a simbolo del martirio guelfo per mano ghibellina. Infamia cancellata dunque? Invettiva perdonata dopo tanto tempo?

La memoria nelle parole del viandante

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di Cristina Podestà Un commento a Barbone, come tra foglie d’autunno (P. Brondi, PL , 4/12/15) Scorrendo il testo la prima immagine che mi è venuta alla mente è stata quella di un contemporaneo nuovo Dante, perduto nella buia selva a causa del sonno della ragione. Ed infatti, anche qui, al suo fianco, si concretizza silenziosa una guida che aiuta Giorgio a capire la necessità di superare le aporie del mondo per suggerire una serena accettazione del sé.