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L'Italia ai tempi del Covid-19

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A bbiamo sempre dovuto affrontare pesanti problemi, rimasti insoluti purtroppo, ora siamo alle prese con il Covid-19.  Attenzione al linguaggio: “guerra, battaglia, nemici” è uno stravolgimento della realtà; “andrà tutto bene”, retorico e consolatorio di Bianca Mannu (Introduzione di Angelo Perrone) (ap) E’ davvero così? Non si parla d’altro che di una malattia? Grave senza dubbio, ma ogni epoca ha avuto le sue difficoltà, ha dovuto lottare contro qualcosa, e nel frattempo ogni stagione ha avuto i suoi problemi, che spesso, nel passaggio da una generazione all’altra, sono rimasti irrisolti.

Miseria e nobiltà

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L’uso del dialetto nella società italiana,  tra istinto espressivo e creatività linguistica di Paolo Brondi Cultura italiana e uso del dialetto. Si deve a Benedetto Croce la distinzione fra dialetto spontaneo e dialetto riflesso: da una parte il dialetto è usato senza coscienza, dall'altra è usato per fini particolari pur avendo ben presente la lingua letteraria. Antonio Gramsci attribuisce al dialetto un duplice limite, quello della emarginazione linguistica e quello della emarginazione sociale, e si batte per l'unificazione linguistica e per l'insegnamento della grammatica.

Buon compleanno, Benedetto

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Il dialetto al tempo dei "media"

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di Paolo Brondi Dualistica è la cultura italiana per tante ragioni e naturalmente anche per l’uso e il destino del dialetto. Si deve a Croce la distinzione fra dialetto spontaneo e dialetto riflesso: da una parte il dialetto è usato senza coscienza della sua dialetticità, dall’altra è usato per fini particolari in specie da chi ha ben presente la nozione di lingua letteraria. Un giudizio che non ammette repliche è quello di Gramsci che attribuisce al dialetto un duplice limite, quello della emarginazione linguistica e quello della emarginazione sociale, e si batte per l’unificazione linguistica e per l’insegnamento della grammatica. Il fascismo esaspera il giudizio sui dialetti, predicando che i dialetti denunciano miserie e arretratezze, inconciliabili con le vocazioni imperiali di cui il nazionalismo fascista si faceva bandiera.